«Avevo perso l’uso della parola. Il canto mi ha restituito la voce»

La storia di Miriam e di come la musicoterapia le ha permesso di riacquistare l’uso della parola perso a seguito di un trauma, grazie al centro di Sim-Patia di Valmorea (Como)

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Pubblichiamo l’articolo uscito su La Provincia di Como dell’1 ottobre e dedicato al progetto di musicoterapia della comunità Sim-Patia di Valmorea (partner di Young Inclusion).

Di Laura Mosca – La Provincia di Como (Diogene), 1 ottobre 2019

«Quando canto mi sento forte e felice, come se fossi più luminosa, raggiante è la parole giusta». Miriam Guarisco ha 39 anni. Circa 5 anni fa ha vissuto un trauma importante che le ha causato problemi motori e intaccato il centro del linguaggio. «Sono arrivata a non riuscire non solo nemmeno più a parlare, ma anche a non essere più in grado di leggere» racconta.

Oggi Miriam canta, si è esibita anche davanti a una platea di tutto rispetto, lo scorso anno a San Francesco a Como. Cantare le ha ridato quella fiducia in se stessa e nella vita che la malattia aveva provato a sottrarle.

La cosa che sorprende è che, se nel discorso quotidiano le parole di Miriam non si succedono ancora fluide, spesso fanno fatica a venire a galla, hanno ancora bisogno di ritrovare il loro ritmo, nel canto formano un’armonia straordinaria. Cantare le libera da ogni resistenza e le parole si lasciano trasportare dalle note, la voce di Miriam esplode in tutta la sua bellezza.

«Quando l’ho conosciuta – interviene il musicoterapeuta Antonio Elia – Miriam era molto chiusa in se stessa, non aveva nessuna voglia di partecipare alle attività, anzi spesso si rifiutava proprio di seguire le lezioni. Poi pian piano la musica l’ha conquistata». Sentire la sua voce è stato emozionante. «Le ho subito detto che aveva una intonazione fantastica – continua Elia – Miriam conosce un sacco di canzoni, diciamolo pure è una rockettara che predilige gruppi come i Radiohead, insomma la musica ha sempre avuto per lei un ruolo importante. Avere scoperto di poter essere lei stessa musica ha stravolto completamente la sua prospettiva».

Nel gruppo di musicoterapia con i partecipanti si scrivono anche canzoni. È in fase di ideazione la produzione di un cd. L’obiettivo è far sì che gli utenti siano sempre più parte attiva di una relazione sonora consolidata che li arricchisca e che faccia da cassa di risonanza per l’intero gruppo. Ogni anno, a progetto concluso, gli educatori di Sim-patia organizzano un momento conclusivo con concerto. «A San Francesco, lo scorso anno, ho cantato “La Ninna Nanna di Ester”, uno dei brani che abbiamo realizzato con il maestro – dice Miriam – Era una serata conclusiva del progetto di musicoterapia e mi è stato chiesto di intonarla in un assolo, senza il gruppo. Quando sono salita sul palco, sola con davanti il microfono, ero molto emozionata e tesa». Poi rotto il ghiaccio, l’esibizione è stata un successo. «Le parole mi sono uscite da sole e ho provato una gioia immensa».

Oggi Miriam continua le sue lezioni in Sim-patia. «Da timida qual era – chiude Elia – adesso è lei a coinvolgere gli altri. La trovo anche più bella, quasi vivesse una seconda vita, in grado di emanare una luce nuova. E credo che la musica sia stata la chiave per aiutarla a conoscersi e a riscoprire chi è veramente». «Ho capito che quando si canta insieme l’energia si moltiplica – conclude Miriam – e mi piace passare questo messaggio a chi è ancora all’inizio del suo percorso. Se mi siedo vicino a una ragazza del gruppo che proprio non vuole cantare, mi basta intonare io la prima parola della canzone che poi lei mi segue». È quel contagio positivo che solo chi ha scoperto la luce che porta con sé riesce a innescare.

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