“Formare per includere”: «Impariamo a riconoscere il bene anche nei soggetti fragili»

Un centinaio di persone al convegno organizzato dalla cooperativa “Il Sentiero” all’Università di Varese nell’ambito di Young Inclusion

Young Inclusion, convegno Varese 25 ottobre
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Un centinaio di persone oggi, venerdì 25 ottobre 2019, hanno partecipato al convegno “Formare per includere”, organizzato dalla comunità “Il Sentiero” presso la sede dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, nell’ambito del progetto Young Inclusion. Nel corso della mattinata si sono alternati diversi relatori, che hanno posto l’attenzione sull’importanza della formazione per gli operatori di comunità, discutendo, tra i vari argomenti, dell’inclusione sociale di madri in disagio e vittime di violenza assieme ai loro figli, e dell’inclusione di adolescenti e giovani con disturbo di personalità borderline. Ad aprire la mattinata è stato Luigi Campagner, direttore generale de “Il Sentiero”, seguito poi da Filippo Bignami (ricercatore senior della Supsi), Liviana Marelli (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza), Linda Pozzi (Centri Artemisia), Mita Nonne (Associazione Caf-Onlus Milano), Paola Fusaro (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Grazia Marchini (Università Insubria Varese) e, infine, Ugo De Ambrogio (Irs).

Pienamente soddisfatto Alcide Gazzoli, project manager di Young Inclusion: «Il convegno di oggi ha il pregio di rilanciare il ruolo degli operatori sociali, accomunandoli sotto un’unica lingua che può favorire l’inclusione sociale dei soggetti fragili. Inoltre, evidenzia la necessità che l’aiuto verso l’altro  mantenga una natura genuina, conseguente a una pura volontà di prendersi a cuore le sorti dell’altro, senza secondi fini egoistici, anche inconsci. Il primo tratto umano del mestiere dell’operatore sociale, infatti, è la strutturale ignoranza seppur a fronte di una necessaria e insacrificabile preparazione accademicadi come fare a risolvere i problemi degli altri, il che comporta umiltà di fronte agli stessi. Il punto più duro, poi, è imparare a vedere il bene esistente nella parte di società sofferente rispetto ai nostri valori, il buono che c’è nelle persone sommerse dai problemi anche più tosti. È senz’altro difficile convincersi che le risorse stiano nello stesso tessuto di legami in cui nascono i problemi o che a volte li causano. È difficile, ma solo riuscendo a concepire le cose in questo modo è possibile intravedere la fine della terribile impasse in cui si trovano le politiche sociali attuali. Young Inclusion lavorerà nei prossimi tre anni in questa direzione». 

Tra i relatori anche Filippo Bignami, ricercatore senior presso SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana), anch’essa partner di Young Inclusion: «La formazione è una leva fondamentale per la crescita, tanto della persona quanto della collettività. Tale legame è alla base anche del concetto di cittadinanza, che lega appunto l’individuo alla collettività, arricchendola di significato. Formare, anche etimologicamente, significa dare forma, plasmare, cambiare qualcosa o qualcuno con dei contenuti nuovi. Una delle leve principali per integrare persone che si trovano in difficoltà è dar loro la via per crescere personalmente e funzionare come parte di una collettività, e una formazione efficace deve avere obiettivi pratici e teorici, far crescere le abilità e l’uomo che poi le deve mettere all’opera. Formare quindi significa anzitutto cambiare qualcosa allargando il perimetro dell’individuo, promuovendo valori propri della cittadinanza come fondamenta dell’agire individuale, che poi può prendere mille direzioni attuative. Il ruolo di operatori sociali e mediatori è nodale in tal senso, che siano essi stessi formati a trasmettere con convinzione queste competenze, che potrebbero sembrare teoriche ma sono in realtà concreti comportamenti. La società odierna richiede questo cambio di marcia. Deve essere tolto il terreno fertile sinora offerto all’egoismo individualista così come all’ignavia del non agire, anche se è un percorso irto d’ostacoli».

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