Young Inclusion, presto la mappatura sui target di riferimento

«Il lockdown imposto dall’epidemia di Coronavirus ci ha costretto a rallentare. Ma le notizie lette nei primi mesi del 2020 hanno reso l’indagine ancor più significativa»

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Prosegue a fatica, ma prosegue, la ricerca che Young Inclusion sta curando sulla diffusione e il delineamento dei tre target di riferimento di progetto. «Il lockdown imposto dall’epidemia di Coronavirus ci ha costretto a rallentare. D’altronde, questa mappatura è complessa, e il reperimento dei dati è stato inevitabilmente ostruito dalla chiusura di molti uffici e servizi», spiega Nicola Celora, membro del Team Office del progetto che segue l’indagine.

Celora prova a dare qualche dettaglio in più sul lavoro: «La mappatura vuole concentrarsi sulle tre fragilità messe a fuoco dal progetto, ovvero i disabili gravi da incidente stradale, le donne vittime di violenza e le ragazze con disturbo di personalità borderline». A rendere complessa l’indagine, però, è il reperimento di numeri e casistiche: «Non esiste un database neanche per ognuna di queste tre categorie, non è stato quindi così facile aggregare dati per le tre direzioni. Parliamo infatti di fragilità che stanno tra l’ambito sanitario e quello sociale, per tanto afferiscono ad enti e catalogature diverse. Per questo abbiamo proceduto con un lavoro di semplificazione di queste tre target, soffermandosi sul territorio delle province di Como, Lecco, Monza e parte di Varese».

Non secondario è mettere in luce il valore dei tre target: «Per esempio, quando si parla di donne vittime di violenza e di ragazze borderline si fa riferimento a situazioni e tematiche che hanno una certa importanza a livello mediatico». Non a caso, mentre la ricerca procedeva erano i giornali a chiamarne l’urgenza: «Purtroppo nei primi mesi del 2020 diverse volte ci è capitato di leggere notizie di violenze su donne, o di suicidi di minori… Forse sono episodi poco significativi ai fini statistici, ma dal punto di vista sociale estremamente significativi».

Celora ha lavorato confrontandosi con Ats Brianza e con diverse realtà ospedaliere, oltre che con gli altri partner di Young Inclusion. «Per quanto riguarda le ragazze borderline, non vi è una dottrina chiarissima per definire questa utenza. Sono stati quindi gli operatori sul campo e alcuni riferimenti internazionali a delinearla. La ricerca, a tale riguardo, più che chiudere il discorso lo riapre, mettendo al centro della discussione le modalità con cui i servizi e gli enti pubblici cercano di sostenere queste utenze fragili».

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